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Ipertensione: cause

L’ipertensione si classifica in forme primitive (cosiddette essenziali) e forme secondarie, una piccola quota di tutte le ipertensioni, che sono dovute ad una causa specifica.

L’ipertensione primitiva (“essenziale”) rappresenta la maggior parte delle forme di ipertensione arteriosa ed è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e fattori ambientali che operano andando ad alterare i sistemi di regolazione cardiovascolare, portando ad un aumento dei valori pressori. Le forme di ipertensione secondaria, come già detto, sono una quota più piccola delle forme di ipertensione arteriosa. Vanno sospettate nei soggetti con insorgenza di ipertensione arteriosa in giovane età (<40 anni), nei soggetti con ipertensione resistente, quindi difficile da trattare, o in quei pazienti che hanno avuto sempre un buon controllo pressorio in terapia, ma improvvisamente hanno un rialzo acuto dei valori pressori. Tra le forme secondarie, le più frequenti sono quelle legate a malattia renale aterosclerotica (ad esempio stenosi delle arterie renali) e malattie renali parenchimali (ad esempio secondarie a glomerulonefriti, infezioni vie urinarie, nefriti) o a disfunzione del sistema endocrino. Tra queste abbiamo le patologie delle ghiandole surrenaliche tra cui l’iperaldosteronismo è la forma più frequente, mentre feocromocitoma, paraganglioma e sindrome di Cushing sono più rare. Nell’età pediatrica va tenuta in considerazione come causa secondaria la coartazione aortica.  In queste forme la correzione della causa sottostante può portare a una ottimizzazione del controllo pressorio.