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Ipertensione arteriosa: cosa è?

L’ipertensione arteriosa non è una malattia di per sé ma un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari come ictus cerebrale, infarto di cuore, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, insufficienza renale ed altre malattie. D’altro canto, il ricorso alle cure oggi disponibili permette di eliminare pressoché completamente questo rischio “aggiuntivo”. Quando è che si può parlare di ipertensione arteriosa?

Quando si parla di ipertensione arteriosa?

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari cresce con l’aumentare dei valori pressori. Un soggetto con valori di pressione sistolica di 120 mm Hg (considerati assolutamente normali) ha comunque un rischio cardiovascolare leggermente superiore a chi presenti una pressione sistolica di 110 mm Hg.

Tuttavia, secondo il consenso degli esperti, si ritiene che il rischio cardiovascolare aumenti al punto di giustificare un intervento terapeutico, anche farmacologico, in presenza di valori di pressione pari o superiori a 140 mm Hg per quanto riguarda la pressione sistolica (la “massima”) e/o pari o superiori a 90 mm Hg per quanto riguarda la pressione diastolica (la “minima”). Valori pressori compresi tra 140/90 e 159/99 mmHg sono definiti ipertensione arteriosa di grado 1, tra 160/100 e 179/109 mmHg si parla di ipertensione arteriosa di grado 2 e, per valori ≥ 180/110, si parla di ipertensione arteriosa di grado 3.

Tabella 1: Classificazione dell’ipertensione arteriosa suggerita della Società Europea dell’Ipertensione basata sui livelli della pressione arteriosa nei soggetti adulti di età uguale o superiore a 18 anni.


N.B.: Quando la pressione sistolica e diastolica di un paziente rientrano in categorie differenti la classificazione va fatta in base alla categoria maggiore.