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A cura di Rita del Pinto, Dipartimento di Medicina Clinica e Sanità Pubblica Scienze della vita e dell’Ambiente, Università degli Studi dell’Aquila.

Le malattie cardiovascolari rappresentano, su scala mondiale, le più diffuse patologie non trasmissibili e la principale causa di mortalità. Per tale ragione, l’identificazione tempestiva e la gestione appropriata dei relativi fattori di rischio, quali ipertensione arteriosa, diabete mellito e dislipidemie, sono questioni di salute pubblica rilevanti. In parallelo, nella prospettiva di un approccio sempre più personalizzato alla cura del paziente, è crescente l’attenzione verso i determinanti emergenti del rischio cardiovascolare, che spesso favoriscono l’incidenza ed influenzano il controllo dei fattori di rischio tradizionali. In questo contesto si inserisce l’ampio capitolo dei disturbi del sonno, che l’American Academy of Sleep Medicine ha classificato nelle 6 principali categorie di insonnia, disturbi del respiro in sonno, ipersonnie di origine centrale, disturbi del ritmo circadiano, parasonnie e disturbi del movimento in sonno [1]. D’altro canto, anche alterazioni quali/quantitative del sonno unicamente riconducibili a fattori comportamentali, quali la diffusa abitudine di utilizzare dispositivi elettronici prima di dormire, sono state associate ad un aumento nell’incidenza di malattia cardiovascolare e di disordini metabolici. È evidente, pertanto, che l’adeguata conoscenza dei disturbi del sonno e delle relative soluzioni rappresenta un imprescindibile bagaglio per ogni clinico impegnato nella prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari e metaboliche.

Le basi fisiopatologiche dell’impatto cardiovascolare e metabolico dei disturbi del sonno sono molteplici. Un fisiologico ciclo sonno-veglia, infatti, influenza marcatamente una moltitudine di sistemi neuro-endocrini, e sono state descritte alterazioni quali iperattività del sistema nervoso simpatico, infiammazione persistente, stress ossidativo, disfunzione endoteliale, insulino-resistenza e stato pro-trombotico in relazione a disturbi quali/quantitativi del sonno. Tali effetti dipendono, almeno in parte, da modifiche nell’espressione di geni coinvolti nel controllo metabolico e dello stato redox indotte dalla deprivazione di sonno. Sotto il profilo clinico, le evidenze indicano una associazione dei disturbi del sonno, principalmente la deprivazione di sonno e le apnee ostruttive notturne, con ipertensione arteriosa resistente e con alterazioni nella variabilità circadiana della pressione arteriosa di significato prognostico sfavorevole, ivi compresa la perdita del fisiologico “dipping” pressorio notturno. Al contempo, la prevalenza di obesità e di diabete mellito risulta aumentata tra individui che soffrono di anomalie della durata del sonno. Lo stesso impatto sfavorevole emerge in termini di prevalenza e di rischio di danno d’organo e di patologia cardiovascolare conclamata, compresi ictus ed infarto del miocardio. Infine, occorre annoverare tra i complessi effetti sfavorevoli dei disturbi del sonno anche le conseguenze sulla performance diurna, che può essere compromessa sotto il profilo di attenzione, memoria, umore e prestazioni, determinando una globale riduzione della qualità della vita. 

Su queste basi, risulta di fondamentale importanza indagare la possibile presenza di disturbi del sonno in presenza di dati clinico-anamnestici suggestivi, adottando poi un approccio multidimensionale al problema che includa sia cambiamenti nello stile di vita, ivi compresi dieta, esercizio fisico e calo ponderale, che il ricorso ragionato a farmaci e dispositivi medici validati, come melatonina e CPAP. Sullo spunto di raccomandazioni sintetizzate dalle più recenti linee guida sul tema dell’ipertensione arteriosa e consapevole della complessità clinica che spesso caratterizza il paziente iperteso, la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa con il contributo del Gruppo Giovani Ricercatori ha promosso la stesura di un documento che riassumesse lo stato dell’arte sui correlati cardiovascolari e metabolici legati ai disturbi del sonno, offrendo, al contempo, informazioni aggiornate e pragmatiche volte ad ottimizzare la gestione multidimensionale del paziente [2]. Il documento ripercorre gli aspetti fisiopatologici ed i correlati clinici dei disturbi del sonno e sintetizza l’approccio diagnostico e terapeutico ai più diffusi e clinicamente più rilevanti, proponendosi come uno strumento pratico per l’uniforme gestione del problema tra specialisti della prevenzione cardiovascolare.

Bibliografia

1. American Academy of Sleep Medicine. International Classification of Sleep Disorders. 3rd ed. Darien, IL: American Academy of Sleep Medicine, 2014.
2. Del Pinto R, Grassi G, Ferri C, Pengo MF, Lombardi C, Pucci G, et al. Diagnostic and therapeutic approach to sleep disorders, high blood pressure and cardiovascular diseases: a Consensus Document by the Italian Society of Hypertension (SIIA). High Blood Press Cardiovasc Prev 2021;28:85-102.