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A cura di Arrigo F.G. Cicero e Federica Fogacci, Centro ricerca ipertensione e rischio cardiovascolare, DIMEC, Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Talora dalla letteratura scientifica emerge qualche associazione fra farmaci cardiopreventivi e patologie neoplastiche. Nella maggior parte dei casi il dato viene divulgato in modo improprio dalla stampa generalista e crea difficoltà ai medici nel mantenere una adeguata persistenza dei pazienti in terapia. Sempre nella maggior parte dei casi, il dato però non è letto in modo critico e la mancata riduzione pressoria comporta un rischio nettamente maggiore di esiti fatali e non, rispetto al rischio stimato di un eventuale evento di natura oncologica. In questo contesto, è appena stata pubblicata una metanalisi di 57 studi di coorte o caso-controllo con l’obiettivo di dimostrare (o meno) un’associazione fra terapia antipertensiva e neoplasia mammaria. Gli studi che hanno valutato il rischio di neoplasia incidente hanno coinvolto 3.726.281 di soggetti, mentre quelli sulla prognosi della neoplasia mammaria 270.745 (Xie et al, 2021).

La metanalisi sembra metodologicamente corretta, ma il protocollo non è stato registrato su PROSPERO. L’impiego di inibitori del sistema RAS sono stati associati ad una netta riduzione di rischio di malattia incidente (RR = 0.78, 95% CI 0.68-0.91), mentre beta-bloccanti (RR = 1.20, 95% CI 1.09-1.32), calcio-antagonisti (RR = 1.06, 95% CI 1.03-1.08) e diuretici (RR = 1.06, 95% CI 1.01-1.11) sono stati associati ad un aumento di incidenza della malattia. Solo i diuretici sono stati però associati ad aumento dell’incidenza di mortalità per neoplasia mammaria (HR 1.18, 95% CI 1.04-1.33).

Se ci si limitasse a leggere questi dati, si dovrebbe concludere che bisognerebbe trattare le donne ipertese solo con inibitori del RAS. In realtà è appena uscita una metanalisi altrettanto recente (Caparica et al., 2021) che mostra un dato opposto per quanto riguarda i beta-bloccanti, che sarebbero quindi protettivi rispetto all’incidenza del cancro della mammella. Sui calcio-antagonisti, dove il dato della metanalisi di Xie et al. ha comunque una significatività borderline, precedenti metanalisi hanno dato risultati neutri o ancora leggermente a favore di un’associazione statisticamente significativa ma clinicamente dubbia. In particolare poi spesso le donne ipertese trattate con calcio-antagonisti e diuretici sono più anziane e quindi di per sé a maggior rischio di sviluppo di neoplasia mammaria. Poi vi è il problema legato al fatto che negli studi osservazionali inclusi nelle metanalisi spesso è difficile una standardizzazione per dose di farmaco, per singola molecola e ancora di più per associazione di molecole antipertensive. Un’altra criticità è la mancanza di informazioni sulla familiarità e sulla presenza di fattori predisponenti per lo sviluppo di neoplasia mammaria nella maggior parte degli studi raccolti nella metanalisi, né tanto meno sono considerati nelle analisi statistiche eseguite come fattori correttive.

Tuttavia, nell’ottica di una personalizzazione della terapia farmacologica e mantenendo l’aderenza alle linee guida internazionali, potrebbe essere necessario decidere su base sempre più sartoriale la terapia, specie iniziale dove questo sia possibile. Questo significa che, dati i segnali disponibili, sarebbe più sicuro trattare in prima battuta donne ad alto rischio di sviluppare neoplasia mammaria con inibitori del RAS (molecole a lunga emivita e a pieno dosaggo), aggiungendo di volta in volta beta-bloccanti, e poi altre classi di farmaci in funzione del livello pressorio e del rischio cardiovascolare, in attesa di altri dati più dirimenti.

Bibliografia

1. Xie Y, Wang M, Xu P, Deng Y, Zheng Y, Yang S, et al. Association between antihypertensive medication use and breast cancer: A systematic review and meta-Analysis. Front Pharmacol 2021;12:609901.
2. Caparica R, Bruzzone M, Agostinetto E, De Angelis C, Fêde Â, Ceppi M, et al. Beta-blockers in early-stage breast cancer: a systematic review and meta-analysis. ESMO Open 2021;6(2):100066.