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 A cura di Costantino Mancusi (Dipartimento Scienze Biomediche Avanzate, Università Federico II di Napoli)

Sono sempre più numerosi gli studi che mettono in evidenza quanto un aggressivo controllo dei valori di pressione arteriosa in pazienti ipertesi consenta una riduzione maggiore del rischio cardiovascolare. In particolare, in soggetti ad alto e molto alto rischio cardiovascolare la riduzione dei valori di pressione arteriosa al di sotto dei 130/80 mmHg è un obiettivo auspicabile come indicato nelle linee guida della società Europea di Ipertensione 2023. I pazienti con malattia vascolare periferica (PAD) rappresentano sicuramente una popolazione ad alto rischio cardiovascolare e specifici studi nella valutazione del trattamento intensivo dell’ipertensione arteriosa in questo sottogruppo di pazienti mancano. Recentemente è stata pubblicata una nuova sotto-analisi dello studio VALUE (Valsartan Antihypertensive Long-Term Use Evaluation) con lo specifico obiettivo di valutare l’associazione tra i target di trattamento dell’ipertensione arteriosa e gli esiti cardiovascolari e la mortalità nei pazienti con ipertensione con PAD.

1898 pazienti con PAD sono stati suddivisi in gruppi in base ai livelli di pressione arteriosa sistolica raggiunti durante il trattamento e seguiti per un follow-up mediano di 4.5 mesi fino all’occorrenza di eventi cardiovascolari maggiori. L’analisi statistica ha evidenziato che il raggiungimento di valori di pressione durante il trattamento inferiori ai 130/80 mmHg erano associati ad una significativa riduzione degli eventi cardiovascolari rispetto a pazienti non controllati (Pressione arteriosa >140/90 mmHg) e controllati con target standard di 130-140 mmHg per la pressione sistolica e 80-89 mmHg per la pressione diastolica. Valori di pressioni sistolica al di sotto dei 110 mmHg si sono rivelati essere associati ad out come avversi e aumento del rischio di eventi cardiovascolari.

In conclusione, lo studio in questione pone l’attenzione sull’importanza del controllo aggressivo dei valori di pressione arteriosa in pazienti con PAD, fornendo dati a supporto del raggiungimento di valori di PA<130/80 mmHg in ragione di una maggiore protezione da eventi cardiovascolari. Valori troppo bassi, definiti da una pressione arteriosa sistolica<110 mmHg sono associati ad eventi avversi e rappresentano pertanto un’area di pericolo da non raggiungere.

Dati precedenti dallo Systolic Blood Pressure Intervention Trial (SPRINT) avevano in precedenza messo in evidenza come valori di pressione arteriosa sistolica <120 mmHg sono associati a miglior outcome cardiovascolare anche in pazienti con PAD.

Ulteriori studi saranno necessari a chiarire se l’utilizzo di specifiche classi di farmaci antipertensivi possano impattare sulla morbidità e mortalità cardiovascolare a lungo termine in pazienti con PAD.

Letture consigliate
Vrsalovic M, Heimark S, Søraas CL, Mehlum MH, Kjeldsen SE, Mancia G, Julius S, Weber MA. Cardiovascular Outcomes in Hypertension-Treated Patients With Peripheral Artery Disease: The VALUE Trial. Hypertension. 2024 May 8. doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.124.22832. Epub ahead of print.
Frary JMC, Pareek M, Byrne C, Vaduganathan M, Biering-Sørensen T, Rujic D, Kragholm KH, Olesen TB, Olsen MH, Bhatt DL. Intensive blood pressure control appears to be effective and safe in patients with peripheral artery disease: the Systolic Blood Pressure Intervention Trial. Eur Heart J Cardiovasc Pharmacother. 2021 May 23;7(3):e38-e40.