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A cura di Davide Agnoletti (Medicina Interna Cardiovascolare, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna, IRCCS AOU Sant’Orsola Bologna)

È stato recentemente pubblicato su JAMA Cardiology lo studio “Epidemiological and Translational Study of Calprotectin and Atherosclerotic Cardiovascular Disease”1 che ha indagato il ruolo della calprotectina, una proteina rilasciata dai neutrofili attivati, come possibile biomarcatore predittivo di eventi cardiovascolari aterosclerotici e di calcificazione coronarica subclinica. Lo studio ha incluso 2.412 partecipanti della Dallas Heart Study phase 2, una coorte multi-etnica composta per il 51% da donne, con età media di 44 anni. Al basale, il 36% dei partecipanti presentava ipertensione, il 20% diabete mellito e il 25% era fumatore attivo. I soggetti con livelli più elevati di calprotectina mostravano valori medi più alti di emoglobina glicata, trigliceridi, VLDL, una ridotta concentrazione di colesterolo HDL e una minore capacità di efflusso del colesterolo HDL, indicando un profilo metabolico complessivamente più sfavorevole.

Il follow-up mediano è stato di 8 anni, durante i quali si sono verificati eventi cardiovascolari come infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, rivascolarizzazione coronarica o morte cardiovascolare. I risultati hanno mostrato che livelli più elevati di calprotectina erano associati a un rischio quasi doppio di eventi cardiovascolari aterosclerotici, con un hazard ratio di 1,98 (intervallo di confidenza al 95% 1,54-2,53) per ogni aumento logaritmico della concentrazione plasmatica di calprotectina. Tale associazione rimaneva significativa anche dopo correzione per età, sesso, etnia, pressione arteriosa, fumo, diabete, BMI, profilo lipidico e biomarcatori consolidati come hs-CRP, NT-proBNP e troponina ultrasensibile, con un hazard ratio corretto di 1,43 (IC 95% 1,04-1,96). Inoltre, la calprotectina si è dimostrata significativamente correlata con un punteggio di calcificazione coronarica più elevato, calcolato tramite tomografia computerizzata non contrastata e punteggio Agatston (CAC score). In particolare, la relazione tra calprotectina e CAC score è risultata statisticamente significativa con p < 0,001, anche dopo aggiustamento per fattori di rischio tradizionali.

Nei test in vitro, la calprotectina ha mostrato la capacità di compromettere l’integrità dell’endotelio, ridurre la produzione di ossido nitrico e promuovere la transizione delle cellule endoteliali verso un fenotipo mesenchimale, un processo noto per il suo ruolo nella progressione dell’aterosclerosi.

Dal punto di vista fisiopatologico, questi risultati confermano il ruolo della calprotectina come potenziale ponte tra infiammazione e aterogenesi, sottolineando la sua capacità di riflettere uno stato di attivazione neutrofila che potrebbe contribuire direttamente al danno vascolare. Sul piano statistico, l’associazione tra calprotectina e rischio cardiovascolare appare solida e indipendente da altri marcatori, migliorando lievemente le capacità predittive dei modelli di rischio esistenti. Tuttavia, l’incremento assoluto nel rischio predetto e nel punteggio di calcificazione coronarica non sembra essere sufficientemente marcato da giustificare, al momento, un impiego autonomo di questo biomarcatore nella pratica clinica.

In conclusione, lo studio rappresenta un importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi infiammatori coinvolti nell’aterosclerosi e suggerisce un possibile ruolo futuro per la calprotectina nella stratificazione del rischio cardiovascolare. Tuttavia, nonostante l’interesse fisiopatologico e la robustezza statistica dei risultati, la rilevanza clinica della calprotectina rimane per ora limitata, poiché l’impatto predittivo sulla gestione clinica e sulle decisioni terapeutiche è ancora modesto. Ulteriori studi saranno necessari per definirne l’utilità pratica effettiva come strumento di routine nella gestione del rischio cardiovascolare.

Bibliografia
1. Zuo Y, NaveenKumar SK, Navaz S, et al. Epidemiological and translational study of calprotectin and atherosclerotic cardiovascular disease. JAMA Cardiol 2025;10(7):718-727.