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A cura di Arrigo F.G. Cicero, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna

La relazione fra potassio, livelli pressori e rischio di malattia cardiovascolare è un argomento di interesse costante nella letteratura specialistica degli ultimi 50 anni. Precedenti meta-analisi di trials clinici controllati hanno dimostrato come la supplementazione con potassio si associ a riduzione dei livelli di pressione arteriosa (specie nei soggetti ipertesi), dato discordante con alcuni studi osservazionali dove la supplementazione potrebbe addirittura essere associata ad aumento di morbidità e mortalità. I farmaci che hanno dimostrato le migliori performance nella gestione di ipertensione e scompenso cardiaco, i modulanti del RAAS ed i diuretici risparmiatori di potassio, aumentano la kaliemia e questo meccanismo sembra essere coinvolto nella loro efficacia. Tuttavia l’iperkaliemia di per sé è un fattore di rischio per mortalità per cause aritmiche. Dato che sul territorio i pazienti spesso assumono integratori di potassio, spesso in associazione con modulanti del RAAS, per cui è necessario chiarire meglio quanto efficacie o pericolosa possa essere la supplementazione potassica nel paziente iperteso.

A giugno 2020 il Journal of American Heart Association ha pubblicato un’ampia ed interessante meta-analisi di trials clinici controllati che ha valutato l’impatto della supplementazione su concentrazione plasmatica di potassio ed escrezione urinaria dello stesso, e quindi sui valori pressori. La meta-analisi conclude con due dati principali: 1) Supplementazioni di potassio a basso dosaggio sono associate a riduzione dei valori pressori mentre dosi elevati ad aumento degli stessi, 2) L’aumento dei valori pressori con alte dosi di potassio integrato è maggiore in pazienti trattati con terapia antipertensiva. La meta-analisi ha alcune limitazioni, legate al disegno degli studi che vanno tuttavia tenute in considerazione. Da un lato la terapia antipertensiva non è stata differenziata fra farmaci che influenzano la kaliemia e farmaci neutri, ma questo è comprensibile perché spesso i pazienti assumono contemporaneamente le due categorie di farmaci, ed i singoli farmaci attivi sulla kaliemia inclusi nei vari studi non erano omogenei per dose e potenza. D’altro lato, negli studi sono stati confrontati diversi sali di potassio che hanno diversa biodisponibilità, e quindi difficilmente confrontabili fra loro. Infine, nella maggior parte dei trials considerati erano esclusi a priori i pazienti con insufficienza renale cronica avanzata, a maggior rischio di iperkaliemia. Le normative vigenti in Italia per quanto riguarda la massima dose di potassio integrabile con prodotti da banco sono tuttavia molto tutelanti la popolazione generale, rendendo praticamente impossibile raggiungere dosi potenzialmente pericolose. È tuttavia necessario essere particolarmente attenti all’utilizzo da parte dei pazienti di integratori sovradosati (in particolare gli integratori salini impiegati dagli sportivi), eventualmente acquistati su mercati esteri via Web.

Fonte:
Filippini T, Naska A, Kasdagli MI, Torres D, Lopes C, Carvalho C, Moreira P, Malavolti M, Orsini N, Whelton PK, Vinceti M. Potassium Intake and Blood Pressure: A Dose-Response Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. J Am Heart Assoc. 2020 Jun 16;9(12):e015719. doi: 10.1161/JAHA.119.015719.