Come riclassificare i pazienti a rischio cardiovascolare secondo le nuove carte del Progetto SCORE della Società Europea di Cardiologia

A cura di Giuliano Tocci, Centro per la Diagnosi e la Cura dell’Ipertensione Arteriosa, Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma, A.O. Sant’Andrea, Roma

Sempre più spesso nella nostra pratica clinica quotidiana incontriamo la necessità di oggettivare le nostre decisioni, sia diagnostiche che terapeutiche, sulla base del punteggio derivante dall’applicazione di un algoritmo per la stima del rischio di sviluppare un determinato evento o una possibile complicanza. L’uso di tali algoritmi e strumenti di calcolo del rischio cardiovascolare ricorre sempre più frequentemente in diversi ambiti delle malattie cardiovascolari, dall’ipertensione arteriosa alla fibrillazione atriale, dalla cardiopatia ischemica allo scompenso cardiaco, dall’ictus cerebrale alla nefropatia. Questa necessità deriva dalla richiesta di confronto e di supporto alle decisioni mediche eseguite in diversi ambiti e diverse regioni.
In ambito di prevenzione cardiovascolare lo strumento sicuramente più diffuso e raccomandato per la stima del rischio cardiovascolare globale è lo SCORE delle linee guida europee. Questo calcolatore fornisce una stima del rischio di mortalità cardiovascolare a 10 anni sulla base del sesso (maschio/femmina), dell’età anagrafica, della presenza/assenza di fumo di sigaretta e dei livelli di colesterolo totale e di pressione arteriosa sistolica. Sebbene tale algoritmo per la stima del rischio cardiovascolare presenti indubbi vantaggi nella pratica clinica, tra cui quello di derivare da ampi studi osservazionali condotti in Europa, sono da tempo note alcune limitazioni intrinseche, tra cui, ad esempio, la mancanza di diabete come variabile dicotomica (presente/assente) e non come elemento moltiplicatore del rischio (per 2 volte negli uomini e per 4 volte nelle donne), la limitazione ad alcune fasce di età e l’esclusione dei soggetti anziani e grandi anziani.
Tuttavia, una delle maggiori critiche mosse a tale algoritmo è stata l’esclusione del colesterolo HDL, che è invece presente in altri algoritmi per la stima del rischio cardiovascolare, come ad esempio il Framingham Score, l’UKPDS Score ed altri. Per far fronte a tale limitazione ed integrare la stima del rischio di mortalità cardiovascolare a 10 anni, sono state recentemente introdotte delle nuove carte del rischio cardiovascolare del Progetto SCORE, che integrano il colesterolo HDL tra le variabili incluse nel calcolo del rischio1.
Naturalmente, tale nuovo calcolatore del rischio cardiovascolare è stato testato su una popolazione di pazienti europei a rischio cardiovascolare inclusa nello studio EURIKA2, per osservare la loro eventuale ridistribuzione in funzione dei livelli di colesterolo HDL. I risultati di tale studio dimostrano, peraltro, come l’algoritmo originale SCORE consenta di identificare in modo appropriato la maggiore parte dei pazienti inclusi in tre livelli di rischio cardiovascolare (basso, intermedio ed elevato). Infatti, una percentuale di pazienti pari a circa 80-85% dei pazienti rimane nella classe di rischio assegnata. Peraltro, la percentuale rimanente di pazienti viene sostanzialmente riclassificata verso un livello più basso di rischio cardiovascolare, probabilmente in funzione del fatto che i livelli medi di colesterolo HDL dei pazienti inclusi nello studio EURIKA2 erano leggermente più alti rispetto a quelli dei pazienti inclusi nello studio SCORE1.

Bibliografia
1. Halcox JP, Tubach F, Sazova O, Sweet S, Medina J; EURIKA Steering Committee. Reclassification of European patients’ cardiovascular risk using the updated Systematic Coronary Risk Evaluation algorithm. Eur J Prev Cardiol 2015;22:200-2.
2. Dallongeville J, Banegas JR, Tubach F, G, et al; EURIKA Investigators. Survey of physicians’ practices in the control of cardiovascular risk factors: the EURIKA study. Eur J Prev Cardiol 2012;19:541-50.