Tanto rumore per nulla? Insomma, il rumore ambientale è associato ad un’aumentata incidenza di ipertensione arteriosa, infarto del miocardio e ictus.

Tanto rumore per nulla? Evidentemente, Shakespeare non poteva prevedere quanto il rumore potesse influenzare la salute umana nei secoli a venire.

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse sul ruolo del rumore come fattore di inquinante ambientale e sul suo impatto sulla salute umana. Infatti, al di là dei noti (e facilmente intuibili) danni al sistema acustico, il rumore causa alterazione della qualità (e talora della durata) del sonno, con ripercussioni psicologiche, sulla qualità percepita della vita, e (in soggetti predisposti) sulle stesse funzioni cognitive. Nuovi studi epidemiologici confermano inoltre che il rumore ambientale è associato anche ad un’aumentata incidenza di ipertensione arteriosa, infarto del miocardio e ictus.
L’OMS stima infatti che nell’Europa occidentale si perdano annualmente circa un milione/un milione e mezzo di anni di vita in buona salute a causa dell’esposizione al rumore. Un dato particolarmente grave, se si pensa che più del 30% della popolazione europea è esposta ad un livello di rumore notturno, legato al solo traffico, superiore a quanto desiderabile per una buona qualità del sonno.

Il rumore, in particolare quello notturno, risveglia infatti meccanismi di protezione atavici che, prima di essere decodificati e razionalizzati a livello corticale, inducono una serie di risposte profonde che innescano le tipiche reazioni fisiologiche da attacco e fuga.
La reversibilità del rischio correlato all’esposizione cronica al rumore notturno resta difficile da valutare, per motivi sociali ed economici, ma sarebbe interessante capire se la semplice attenuazione dell’esposizione al rumore (ad esempio grazie al ricorso a tappi auricolari notturni), possa indurre in generale un miglioramento degli effetti a valle.

A cura di Arrigo Cicero, Medicina Interna, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna