Siamo quello che mangiamo? Sì, ma siamo anche come dormiamo.
Uno studio sulla rivista Hypertension mostra come la qualità del sonno incida sui nostri valori pressori. In particolare, la presenza di insonnia determina un incremento del rischio di ipertensione arteriosa.

Fino ad alcuni anni fa, la medicina tradizionale non ha riservato troppa attenzione alla durata e alla qualità del sonno. Forse perché l’impatto dei principali fattori di rischio cardiovascolare – ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete mellito, fumo di sigaretta, sedentarietà e abitudini alimentari sbagliate – si riteneva maggiore durante le ore di veglia. Col tempo si è cambiata opinione. Oggi sappiamo che il momento di maggiore incidenza dell’infarto del miocardio e dell’ictus cerebrale ricade proprio nelle prime ore della mattina (corrispondenti alle ultime ore del sonno prima del risveglio), e anche che lo scarso controllo dei valori di pressione arteriosa e di glicemia nelle ore notturne si associa ad un aumentato rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari e cerebrovascolari. Lo stesso metabolismo del colesterolo è risultato essere prevalentemente notturno, a conferma del fatto che questa parte della nostra vita è tutt’altro che un semplice “riposo dalle attività del giorno”.

Uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa Hypertension ha fornito diversi elementi a sostegno di questa ipotesi. I risultati hanno dimostrato come la presenza di insonnia ha determinato un incremento del rischio di ipertensione arteriosa di oltre il 300%.

Il dato forse più interessante è che tale aumentato rischio è risultato sostanzialmente indipendente dalla presenza di fattori di rischio concomitanti, come età avanzata, sesso, indice di massa corporea aumentato, indice apnea-ipopnea aumentato, diabete, fumo, uso di alcool o di caffeina. Inoltre, la frequenza di ipertensione arteriosa è risultata maggiore nei soggetti con insonnia in modo direttamente proporzionale alla durata degli episodi di risveglio (“arousal”). Infine, i livelli di pressione arteriosa sono risultati accresciuti nei soggetti con insonnia in modo direttamente proporzionale alla durata degli episodi di risveglio, sia per la pressione sistolica che per la pressione diastolica.

Questi risultati sono interessanti per diversi aspetti. Le raccomandazioni delle linee guida europee per la diagnosi e la cura dell’ipertensione da diversi anni sottolineano in modo sistematico l’importanza di considerare il paziente affetto da ipertensione arteriosa nella sua complessità, intesa come profilo di rischio cardiovascolare globale. In questa complessità potrebbe trovar presto spazio anche l’inquadramento delle abitudini del sonno e l’analisi del ritmo sonno-veglia, al fine di personalizzare gli interventi terapeutici anche in base a queste caratteristiche personali e cliniche e garantire un efficace e persistente controllo dei valori pressori durante le intere 24 ore, sia durante le ore di veglia che durante le ore di “meritato riposo”.

A cura di Giuliano Tocci, Cattedra e Struttura Complessa di Cardiologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare, Sapienza Università di Roma, A.O. Sant’Andrea, Roma