Il XXX Congresso Nazionale della SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa) incentra il dibattito sulle nuove Linee Guida Europee di recente approvazione con il simposio Le nuove Linee Guida ESH/ESC: i vantaggi delle combinazioni fisse moderato dal Prof. Massimo Volpe, Presidente della Società.

Oggi è possibile curare più efficacemente e in modo sicuro l’ipertensione arteriosa, il più frequente e temibile fattore di rischio per infarto, ictus cerebrale, scompenso cardiaco e fibrillazione atriale, attraverso un impiego corretto e completo dei farmaci antipertensivi disponibili.

Questa strategia può favorire un enorme risparmio per il nostro SSN. Il nostro Paese, sia pur all’interno di un ammirevole Sistema Sanitario, appare in forte ritardo sul piano della regolamentazione e dispensazione dei farmaci antipertensivi rispetto alla maggior parte dei Paesi Europei.

  1. In primo luogo, vanno rivisitati e ammodernati il Prontuario e l’ammissibilità al Rimborso di molte specialità antipertensive ormai obsolete e gravate da effetti collaterali che non sono nemmeno più menzionate nelle Linee Guida Europee.
  2. La semplificazione terapeutica è un caposaldo delle nuove linee guida. A tal riguardo, ha bisogno di essere rafforzata la disponibilità di associazioni precostituite in singola pillola che, in virtù dell’elevata efficacia e sicurezza, stanno dando risultati straordinari in termini di controllo della malattia in tutti i Paesi Europei.
    Nel nostro Paese, per motivi finanziari, anche scarsamente comprensibili, si penalizzano i cittadini con forti limitazioni. Si paventa persino, da parte dell’ AIFA, di porre alcune di queste associazioni in classe C, cioè di fare in modo che i cittadini si paghino la cura dell’ipertensione, in contrasto con qualsiasi ragionevole politica di prevenzione.
  3. Dare organizzazione e controllo all’impiego dei farmaci equivalenti generici, a più basso costo nell’ipertensione; non occorre, come si verifica oggi avere fino a 32 generici dello stesso preparato, confondendo pazienti e operatori, a danno dell’aderenza alla terapia, in ragione di una presunta e inusuale liberalizzazione. Meglio averne di meno con maggiori controlli di qualità e soprattutto di efficacia. Una bioequivalenza che consente un’efficacia minore fino al 20% può rappresentare un più che valido motivo per rendere la terapia inefficace.

 

Agnes Comunicazione S.r.l.