Il significato clinico e le implicazioni prognostiche dell’ipertensione sistolica isolata nel giovane rimangono argomenti ancora molto dibattuti. Mentre nell’anziano è riconosciuto il valore prognostico sfavorevole dell’ipertensione sistolica isolata ed un valore di pressione differenziale di ≥60 mmHg è identificato come indice di danno d’organo subclinico, nel giovane la letteratura scientifica rimane ancora divisa, in particolare sulla necessità di iniziare o meno un trattamento farmacologico.

Nel documento di consenso sulla “Isolated Systolic hypertension in the young”, recentemente pubblicato sul Journal of Hypertension, che riassume quanto discusso in una Consensus Conference dell’European Society of Hypertension, tenutasi a Padova il 18 giugno 2017, gli autori hanno esplorato i diversi meccanismi fisiopatologici ed il significato clinico dell’ipertensione sistolica isolata del giovane nel tentativo di offrire delle linee guida utili nella pratica clinica.

Sono intervenuti a questo incontro diversi esperti che da anni svolgono ricerca scientifica su questo argomento. Il documento sottolinea come il fenomeno dell’ipertensione sistolica isolata nel giovane coinvolga principalmente soggetti di sesso maschile, in particolare appartenenti alle classi più giovani di età, e come le caratteristiche fisiopatologiche che lo sottendono siano diverse da quelle tradizionalmente note nell’ipertensione sistolica isolata dell’anziano. Nel giovane, come già descritto da Stevo Julius nello studio Tecumseh, svolgono un ruolo importante lo stato ipercinetico caratterizzato da una più elevata gittata cardiaca e il cosiddetto white coat effect, segni di un aumentato tono simpatico, con conseguente aumento delle resistenze periferiche e della rigidità arteriosa che in alcuni soggetti può portare alla sviluppo di un’ipertensione sistolico-diastolica in età più avanzata, che necessita di trattamento farmacologico. Un’altra caratteristica peculiare, emersa negli studi di popolazione in bambini ed adolescenti è il problema dell’obesità e della sindrome metabolica che spesso si trovano associate all’ipertensione sistolica. Tale condizione comporta una aumentata attività del sistema renina-angiotensina-aldosterone e promuove uno stato pro-infiammatorio che culminano con una disfunzione endoteliale ed un incremento della rigidità arteriosa.

All’interno di questa eterogenea popolazione di giovani con ipertensione sistolica isolata emerge un gruppo che presenta un peculiare profilo emodinamico ed una prognosi completamente diversa da quella dei soggetti fino a qui descritti. Questi giovani si caratterizzano per essere prevalentemente maschi, alti, dediti ad attività sportive, e con una frequenza cardiaca più bassa rispetto agli altri gruppi di ipertesi. Il determinante dell’elevata pressione sistolica periferica risulta essere il fenomeno dell’amplificazione pressoria che, proprio in virtù di arterie particolarmente elastiche, determina una lenta riflessione dell’onda dalla periferia al centro con sovrapposizione dell’onda di polso incidente e dell’onda riflessa. La conseguenza è una pressione sistolica periferica elevata, mentre la pressione centrale risulta sovrapponibile a quella osservata nei soggetti normotesi. Sempre questo particolare gruppo inoltre, presenta un destino diverso, con basso rischio di sviluppare ipertensione da trattare farmacologicamente e di eventi cardiovascolari, del tutto sovrapponibile a quello dei soggetti normotesi.

Purtroppo in letteratura, solo un numero esiguo di studi longitudinali ha valutato il rischio cardiovascolare di questi pazienti nel lungo termine, proprio perché in virtù della giovane età dei soggetti, è necessario un follow-up della durata di diversi anni per raccogliere un numero sufficiente di eventi. Il Documento della Società Europea propone un algoritmo diagnostico utile per la gestione di questi soggetti. Viene sottolineata l’importanza di una attenta valutazione del profilo di rischio, inclusa una accurata ricerca di danno d’organo subclinico, e del monitoraggio pressorio per 24 ore e viene consigliata, laddove disponibile, la stima della pressione centrale. Qualora la valutazione globale evidenzi un profilo di rischio basso sembra ragionevole seguire questi pazienti con sole misure igienico-dietetiche e stretto follow-up, dilazionando l’inizio di una terapia farmacologica.

A cura della Dott.ssa Francesca Saladini, Unità Operativa di Cardiologia, Ospedale di Cittadella, Padova. Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Padova.

Fonte

Palatini P, Agabiti Rosei E, Avolio A, Bilo G, Casiglia E, Ghiadoni L, Giannattasio C, Grassi G, Jelakovich B, Julius S, Mancia G, McEniery CM, O’Rourke MF, Parati G, Pauletto P, Pucci G, Saladini F, Strazzullo P, Tsioufis K, Wilkinson IB, Zanchetti A. Isolated systolic hypertension in the young: a position paper endorsed by the European Society of Hypertension. J Hypertens 2018; 36:1222–1236.