A cura del Dottor Filippo Cattazzo e del Professor Cristiano Fava, Università di Verona, UOC Medicina Generale & Ipertensione – Centro di Eccellenza Europeo per l’ipertensione arteriosa
Email: cristiano.fava@univr.it

Si ritiene che circa il 30-50% dei pazienti ipertesi abbia valori di pressione arteriosa (PA) all’interno del limite ritenuto normale nell’ambulatorio del medico (PA clinica) nonostante la presenza di elevati valori di PA al di fuori dell’ambulatorio. Questa condizione, denominata “ipertensione mascherata”, conferisce un rischio due volte maggiore di malattia cardiovascolare (CVD) rispetto alla normotensione. La prognosi dell’ipertensione mascherata, definita dal monitoraggio domiciliare della PA (HBPM), rimane incerta. In particolare, non è chiaro se essa risulti o meno associata ad un aumento del rischio di CVD indipendentemente dalla presenza e/o dalla severità del danno d’organo subclinico.

Un recente studio giapponese, denominato “Japan Morning Surge–Home Blood Pressure (J-HOP), ha raccolto un campione di 4261 pazienti con fattori di rischio cardiovascolare o storia di pregressi eventi nel periodo compreso tra il 2005 ed il 2012 e li ha seguiti longitudinalmente fino a marzo 2015. Lo studio aveva l’obiettivo di verificare l’associazione tra ipertensione mascherata ed eventi cardiovascolari, in particolare malattia coronarica (CHD) e/o ictus cerebrale. I partecipanti allo studio sono stati sottoposti in due occasioni, nell’ambulatorio del medico, alla misurazione della PA clinica e sono stati inoltre invitati ad effettuare l’automonitoraggio domiciliare della PA (HBPM), al mattino e alla sera, per 14 giorni consecutivi usando lo stesso apparecchio oscillometrico validato.

La presenza di danno d’organo subclinico è stata indagata misurando all’inizio del periodo di osservazione il rapporto albumina/creatinina e i livelli circolanti di peptide natriuretico cerebrale (BNP). Sulla base del profilo pressorio clinico e domiciliare i partecipanti allo studio sono stati suddivisi in quattro gruppi:

  • ipertensione mascherata (PA clinica < 140/90 mmHg e PA domiciliare ≥ 135/85 mmHg);
  • ipertensione clinica isolata (PA clinica ≥ 140/90 mmHg e PA domiciliare < 135/85 mmHg);
  • ipertensione sostenuta (PA clinica ≥ 140/90 mmHg e PA domiciliare ≥ 135/85 mmHg);
  • normotensione (PA clinica < 140/90 mmHg e PA domiciliare < 135/85 mmHg).

Gli autori hanno osservato una maggiore incidenza di ictus cerebrale nei gruppi ipertensione mascherata (hazard ratio: 2,77; 95% CI, 1,20-6,37) e ipertensione sostenuta (hazard ratio: 3,34; 95% CI, 1,56-7,13) rispetto al gruppo normotensione. Questa associazione è risultata indipendente dai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare (età, sesso, indice di massa corporea, abitudine tabagica, diabete mellito, preesistente angina pectoris, infarto miocardico, ictus cerebrale, colesterolo totale, colesterolo HDL, trattamento antipertensivo o con statine), nonché dai livelli circolanti di BNP e dal rapporto albumina/creatinina. Al contrario, non è stata individuata alcuna correlazione tra ipertensione mascherata/sostenuta e CHD mentre nel gruppo ipertensione clinica isolata il rischio di CHD e/o ictus cerebrale è risultato comparabile a quello del gruppo normotensione. Inoltre, solo la pressione arteriosa sistolica domiciliare è risultata associata al rischio di ictus cerebrale.

In conclusione, l’ipertensione mascherata rappresenta una condizione che può rimanere misconosciuta qualora non si proceda alla misurazione della PA al di fuori dell’ambulatorio del medico; considerando la stretta associazione individuata tra la stessa e il rischio di ictus cerebrale i risultati di questo studio sostengono, in accordo con quanto indicato dalle attuali Linee Guida, l’importanza dell’HBPM al fine di identificare i soggetti affetti da ipertensione mascherata. Sono tuttavia necessari ulteriori studi per verificare se la riduzione dei livelli domiciliari di PA possa direttamente contribuire a prevenire il verificarsi di eventi cardiovascolari in pazienti affetti da ipertensione mascherata.

 

Bibliografia 

Fujiwara T, Yano Y, Hoshide S, Kanegae H, Kario K. Association of Cardiovascular Outcomes With Masked Hypertension Defied by Home Blood Pressure Monitoring in a Japanese General Practice Population. JAMA Cardiol. 2018 Jul 1;3(7):583-590. doi: 10.1001/jamacardio.2018.1233.