A cura di Massimo Salvetti, Clinica Medica, Università di Brescia

Un’ampia mole di dati evidenzia un aumento del rischio cardiovascolare in pazienti con disfunzione renale. L’aumento del rischio è graduale ed evidente anche in presenza di lieve riduzione della funzione renale. I meccanismi alla base dell’aumento del rischio sono complessi e non del tutto definiti. I donatori viventi di rene sono soggetti ideali per lo studio delle alterazioni cardiovascolari in presenza di alterata funzione renale: infatti in questi soggetti si assiste, dopo la nefrectomia, ad un immediato calo del filtrato glomerulare (GFR) al 50% del basale, con successiva risalita al 60-79%; un GFR <60 ml/min/1.73 m2 è osservabile nel 30% dei soggetti ad un anno dall’intervento.
Nel numero di febbraio di Hypertension sono stati pubblicati i risultati di uno studio effettuato in un gruppo di 68 donatori di rene e 56 soggetti sani di controllo. L’analisi dell’obiettivo primario, l’aumento della massa ventricolare sinistra misurata mediante risonanza magnetica nucleare al basale e dopo 12 mesi, ha evidenziato un maggiore incremento nei donatori (+7 ± 10 vs -3 ± 8 g, p<0.001) rispetto ai soggetti di controllo; analogamente, anche il rapporto massa/volume progrediva in maggior misura nei soggetti sottoposti a nefrectomia. Nei soggetti nefrectomizzati gli Autori hanno anche osservato una riduzione della funzione longitudinale del ventricolo sinistro e una riduzione della distensibilità aortica, in assenza di differenze per quanto riguarda i valori di pressione arteriosa. Nei donatori vi era un aumento significativo di uricemia, albuminuria, paratormone, fibroblast growth factor-23 e proteina C-reattiva. È stata osservata una correlazione significativa fra incremento della massa ventricolare sinistra e riduzione di GFR (β=−0.3; R2=0.19; p<0.001); tale relazione rimaneva significativa anche tenendo conto del possibile effetto di età, sesso, massa ventricolare sinistra iniziale, modificazioni di pressione arteriosa, uricemia, paratormone, fibroblast growth factor-23.
I risultati di questo studio sembrano pertanto indicare la presenza di un nesso causale fra riduzione del GFR e danno cardiovascolare piuttosto che una semplice associazione fra i due.

Fonte: Moody WE, Ferro CJ, Edwards NC, et al; CRIB-Donor Study Investigators. Cardiovascular effects of unilateral nephrectomy in living kidney donors. Hypertension 2016;67:368-77.