A cura della Dottoressa Anna Paini, Clinica Medica, Università di Brescia e Spedali Civili di Brescia

L’aumento dell’utilizzo di farmaci antiipertensivi in donne con preeclampsia si associa ad una riduzione del rischio di ictus cerebrale

Le donne con diagnosi di preeclampsia presentano un rischio sensibilmente aumentato di complicanze ostetriche e mediche e circa il 10-15 % dei decessi in gravidanza sono attribuibili a tale condizione. La complicanza più temibile in corso di preeclampsia è rappresentata dall’ictus cerebrale, invalidante e spesso anche fatale; i dati disponibili evidenziano un significativo aumento del rischio di ictus in donne in gravidanza con valori di pressione arteriosa sistolica (PAS) > 160 mmHg. Assai spesso l’ictus è di tipo emorragico ed è preceduto da una fase caratterizzata da intensa cefalea e valori pressori spiccatamente elevati ed instabili. I dati disponibili indicano che una terapia antiipertensiva iniziata tempestivamente e ben condotta è in grado di ridurre significativamente il rischio di emorragia cerebrale in queste pazienti.

Le linee Guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists raccomandano l’inizio della terapia antiipertensiva in presenza di valori di PAS > 160 mmHg e di PAD >110 mmHg.

Tuttavia i dati relativi all’utilizzo di farmaci antiipertensivi in questa condizione e, soprattutto, quelli relativi agli outcomes cardiovascolari sono assai scarsi.

Uno studio pubblicato alla metà del mese di febbraio 2018 sulla rivista Obstetrics & Gynecology ha analizzato alcuni aspetti relativi ai pattern di trattamento antiipertensivo in 239.000 donne ricoverate per preeclampsia in North Carolina nel periodo compreso fra il 2006 ed il 2014. Gli Autori hanno osservato che la percentuale di pazienti trattate con farmaci antiipertensivi è aumentata nel tempo, passando dal 37.8% nel 2006 al 49.4% nel 2015. Più in particolare, l’impiego di labetalolo per os è passato dal 20.3% al 31.4%, quello di labetalolo per via endovenosa dal 13.3% al 21.4%, quello di idralazina da 12.8% a 16.9%, e quello di nifedipina dal 15.0% al 18.2%; le pazienti trattate con terapia di combinazione passavano dal 16.5% al 25.8%.

Nelle 81.231 pazienti con preeclampsia grave gli Autori hanno osservato una significativa riduzione del rischio di ictus cerebrale, da 13.5 per 10.000 parti nel periodo 2006–2008  a 9.7 nel 2009–2011, a 6.0 nel periodo 2012–2014 (p=0.02).

In conclusione i risultati di questo studio dimostrano che l’utilizzo di farmaci antiipertensivi nelle pazienti con preeclampsia è in aumento e che tale evoluzione della gestione delle pazienti con preeclampsia si è associata ad una netta riduzione dell’incidenza di ictus in giovani donne.

 

Fonte

Kirsten L. Cleary, Zainab Siddiq, Cande V. Ananth, Jason D. Wright, Gloria Too, Mary E. D’Alton, and Alexander M. Friedman. Use of Antihypertensive Medications During Delivery Hospitalizations Complicated by Preeclampsia. Obstet Gynecol 2018;0:1–10