Se fino a 20 anni fa si pensava che l’ipertensione pediatrica fosse solo secondaria e ad appannaggio dei pediatri, oggi si osserva l’ipertensione essenziale anche nel bambino e nell’adolescente. Della centralità del problema ci parla la professoressa Simonetta Genovesi, Università degli Studi di Milano-Bicocca, che sottolinea prima di tutto quanto l’approccio al paziente bambino-ragazzo debba essere diverso rispetto all’adulto.

Fondamentale a questa età avviare strategie di prevenzione che devono e possono puntare su un intervento non farmacologico basato su stili di vita corretti.

In altre parole, si tratta di praticare un’attività fisica costante e mangiare in modo salutare, con il vantaggio che un cambiamento degli stili di vita del bambino e dell’adolescente ha delle ripercussioni positive anche sulle abitudini della famiglia. In questo scenario diventa centrale la collaborazione tra pediatri e cardiologici che si occupano di ipertensione per cercare di trovare un terreno comune di intervento sul territorio.